Sostegno alla genitorialità

Essere genitori significa attraversare continuamente cambiamenti. Ci sono momenti in cui ci si sente sicuri delle proprie scelte e altri in cui qualcosa nella relazione con il proprio figlio diventa difficile da comprendere.
Un comportamento che mette in crisi, una fase di crescita che porta nuove domande, una fatica che si ripete nel quotidiano o un cambiamento che richiede di trovare nuovi equilibri.
Il percorso di sostegno alla genitorialità nasce per offrire uno spazio di ascolto, in cui poter portare tutto questo.
Uno spazio in cui fermarsi e dare un significato a ciò che sta accadendo, partendo dall’ascolto di sé e della relazione con il proprio bambino.
Attraverso il dialogo e l’ascolto, possiamo osservare insieme le dinamiche che si stanno creando, esplorare ciò che viene attivato nella relazione e comprendere meglio i bisogni che si incontrano e, a volte, si scontrano.
Il mio lavoro con i bambini e con le famiglie, maturato negli anni all’interno del nido, mi ha insegnato quanto sia importante saper osservare ciò che accade nella relazione senza fermarsi soltanto al comportamento.
Dietro un comportamento c’è sempre una storia, un bisogno, un’emozione da ascoltare.
Il sostegno alla genitorialità è uno spazio per poter guardare anche a ciò che accade dentro di sé come genitore, perché il modo in cui si sta nella relazione con i propri figli è profondamente intrecciato con la propria storia, le proprie emozioni e il proprio modo di stare nel mondo.
Non troverai indicazioni su come essere un “buon genitore”, ma uno spazio in cui poter comprendere meglio il proprio modo di essere genitore, riconoscere ciò che già possiedi e trovare nuove possibilità nella relazione con tuo figlio.
Il percorso di sostegno alla genitorialità si articola in 12 incontri, con un inizio e una conclusione stabiliti insieme. La definizione di un numero di incontri permette di dare al percorso una direzione e uno spazio di lavoro delimitato nel tempo, orientato alle esigenze e agli obiettivi condivisi.
La persona rimane libera, in qualsiasi momento, di interrompere il percorso qualora senta che non risponde più alle proprie necessità.
Allo stesso modo, nel rispetto dei principi etici e deontologici della professione, il counselor ha la responsabilità di monitorare l’andamento del percorso e di valutarne l’appropriatezza.
Qualora emergano bisogni che richiedano competenze diverse da quelle del counseling, potrà proporre l’interruzione del percorso e l’eventuale invio a un altro professionista qualificato.
Un percorso per fermarti, ascoltarti e comprendere ciò che accade nella relazione con tuo figlio. Per ritrovare, partendo da te, un modo più consapevole e autentico di esserci.
